Chiapas

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San Cristobal apre un viaggio nel viaggio. La storia narra che Emiliano Zapata è morto dopo la rivoluzione del 1910. La leggenda invece dice che si sia rifugiato tra le montagne del Chiapas e che non sia mai morto... a ciascuno la scelta se vivere nella storia o nella leggenda. E sopratutto come si fa a convincere chi vive nella leggenda che si sta sbagliando? Lo sa, ma se ne fotte!

Io sapevo che lasciare l'onere di cucinare a Zukky e Ales sarebbe stato un grosso errore. Hanno cominciato a fare il minestrone: fagioli, cipolle, sedano, pomodori e altro... Dopo ore di soffritto (di fagioli ???) e di ebollizione di verdure alla fin fine la cosa faceva così schifo che nessuno è riuscito a mangiare nulla. A parte tutto: San Cristobal. Siamo in una città particolare. Qui c'è stata una importantissima rivoluzione, quella degli zapatisti.

Mi limito a fare un copia-incolla da Wikipedia: "

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ejército Zapatista de Liberación Nacional, spesso abbreviato in EZLN) è un movimento armato clandestino presente nel Chiapas, lo stato più meridionale del Messico ed uno dei più poveri del paese. Il più famoso portavoce dell'EZLN è il subcomandante Marcos.

L'EZLN è un movimento formato sostanzialmente da indios, discendenti dei maya con l'obiettivo di affermare i diritti delle popolazioni native messicane. Tuttavia, dai comunicati, traspare anche una volontà di partecipare al movimento mondiale anticapitalista e no-global per i diritti delle popolazioni native nelle terre, in passato, colonizzate." Per maggiori informazioni cliccate qui.

Con immensa fortuna siamo capitati in un giorno che offriva in serata uno speciale sulla storia degli zapatisti. E' stato incredibile vedere i filmati originali delle grandi lotte che hanno visto come scenario quella stessa San Cristobal De Las Casas che all'uscita del cineforum ci rapiva gli occhi offrendoci la visione di quesgli stessi posti e di quelle stesse mura che poco tempo fa erano campo di rivoluzione. Abbiamo realizzato come in una piccola cittadina, quella di San Cristobal, possa esserci così tanta storia.

La nostra curiosità, ed i nostri cuori, ci spingono a visitare una caracol zapatista: Oventic. Oventic è raggungibile con mezzi che fanno tale servizio poche volte nell'arco di una giornata. Se si entra in Oventic si entra in "territorio zapatista". Arrivati a 2600 metri dopo un paio di ore di mini-pullman, ci presentiamo al cancello e mostriamo i nostri documenti alle guardie, guardie che imbracciano armi e vestite para-militare. Tutti gli zapatisti sono sempre con il passamontagna. Anche se ci sono 35 gradi. Per fare "brutto"? Per fare "cattivo"? No. Il subcomandante Marcos ha spiegato che gli zapatisti usano il passamontagna per il semplice fatto che la rivoluzione non ha un volto. La rivoluzione è come la notte. Scura, come i loro passamontagna. Entrati nella caracol di Oventic siamo imbarazzati. Io penso tra me e me "chissà cosa pensano questi zapatisti di quattro scemi che vengono a fare i turisti nel loro territorio" specie se realizzo che i loro problemi sono ben più spessi che ricevere visite anche se amichevoli. Aspettiamo indicazioni nel bel mezzo del campo dove conosciamo Barbara. Barbara è una ragazza italiana che è venuta in vacanza in messico, in un certo senso come noi. E' venuta in vacanza in messico e non è mai tornata in Italia. Ora casa sua è qui, in questa caracol zapatista. Ci racconta che aspetta un bambino e che partorirà qui, nella caracol. Tra stupore e domande del tipo: "Che?!?! Partorisci qui?!?!" veniamo a conoscenza che il medico/dottore/chirurgo del posto e che svolge il suyo rispettosissimo ruolo in questa caracol, oltre ad essere italiano è anche bravo. Teresa è gioiosa nel raccontare e nel descrivere come questi zapatisti le stiano dietro e la stiano aiutando durante la gravidanza. Ci racconta che li sono tutti una famiglia e lei viene trattata dal dottore come se fosse sua figlia.

"Non fare tardi!"

"Domani svegliati alla buon'ora e fai una colazione abbondante con questo questo e quest'altro, che il bambino deve mangiare!"

Ed altre innumerevoli raccomandazione analoghe a quelle che un padre potrebbe fare alla propria figlia.

Il tempo dell'attesa è terminato e siamo chiamati a parlare con il responsabile della caracol in una baracchetta.

Entriamo imbarazzati ma i racconti di Barbara hanno sicuramente aiutato a rompere il ghiaccio. Ci presentiamo e ci viene detto cosa è tollerato e cosa non è tollerato nelle comunità zapatiste. In queste comunità non è possibile fare fotografie se non senza il permesso. Inoltre è severamente vietato l'uso di qualsiasi tipo di alcolico e di qualsiasi tipo di droga. L'alchool in passato ha contribuito enormemente alla rovina delle comunità indigene che abusando di tali bevande finivano con il "lasciarsi andare". Questo "lasciarsi andare" ha fatto si che venisse a mancare quella cooperazione che in società così autonome è strettamente indispensabile. Inoltre alchool e droga sono un tipico pretesto per attirare le forze armate nazionali dell'esercito messicano che in passato hanno usato questa scusa concludendo poi il tutto con lo sterminio di uomini, donne e bambini.

Dopo una breve introduzione veniamo accompagnati da due zapatisti in un grande tendone. E' qui che i due zapatisti con il loro spagnolo azzardato raccontano tutta la storia che c'è dietro a questo movimento. Si offrono di rispondere a qualsiasi domanda e ci permettono di fare un paio di foto. Spiegano inoltre che in questa Caracol vengono fatte a mano borse ed altri articoli che sono in vendita in nome dell'auto-finanziamento.

Infine ci offrono la possibilità di soggiornare nella caracol e ci ringraziano per essere venuti ad ascoltarli. Per loro è importantissimo comunicare la loro versione dei fatti a dispetto di tutte le strategie socio-politiche e le varie chiacchiere che vengono messe in giro dal governo messicano.

Ales e Bobbit si fermano nella caracol mentre io e Tzucchi torniamo a San Cristobal nell'ostello.

Il giorno seguente partiremo tutti assieme: destinazione Palenque.

 

 

A parte la storia degli zapatisti questa ridente cittadina offre comunque moltissimo. Anche se è "solo" il capoluogo del Chiapas, una delle regioni più povere del paese, San Cristobal offre serate e funge da centro di aggregazione per giovani che possono godere anche di centri universitari.

 

 

Shella
Shella
Traveler